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Pillole di politica
Meditate gente, meditate…
… in Iran ci sono sette livelli di censura.
1. Il potere giudiziario che controlla gli eventi.
2. Il governo, che all’interno ha otto uomini incaricati a mutare ogni tipologia di informazione che possa avvicinarsi alla verità.
3. I direttori editoriali che agiscono secondo le direttive del governo.
4. Gli editors che invertono le parole negli scritti.
5. Gli iraniani stessi che non vogliono che certe argomentazioni escano dal proprio paese.
6. La Famiglia, per cui chiunque possa scrivere deve fare i conti con i propri famigliari.
7. Noi stessi che appena scriviamo, ci sostituiamo ai politici.
Ebrahim Nabavi, scrittore satirico iraniano
Per leggere l’intero articolo su Affaritaliani.it, clicca qui.
Non so a voi, ma a me queste parole ricordano tanto la trama di Baol, libro-profezia di Stefano Benni. Eccovi un assaggino, grazie a Google Books
Assolutamente da leggere (o rileggere) di questi tempi.
Add comment 01 Dicembre, 2009
… è (forse) troppo?
“Chi nasce tondo, non può morire quadrato“
( I° Teorema di Myled)
Spiegazione o Sintesi:
Per quanto ci si sforzi, ognuno si deve accontentare di esser qual è, nel bene o nel male. Non si può “snaturare” la propria natura.
Antitesi:
Ma è in sere come questa, in cui mi chiedo che senso ha il mio, il nostro… tutto questo… “fare-strafare-disfare-rifare” che nonostante tutto finisce per diventare un NON-riuscire-mai-a-fare-tutto? E non è solo un problema di “imparare a gestire meglio il tempo per essere più produttivo” o appuntarsi le cose da fare, in scalette infinite… o dirsi “Ce la farò, pensa positivo!”
Non (mi) basta, non più.
In sere come questa ti trovi a fermarti, a guardare la tua Vita e aver voglia di mollare tutto, ma proprio tutto, e provare a ricominciare di nuovo. Al diavolo il lavoro, gli impegni… Solo tempo per te, o prenderti i tuoi tempi, per dirla meglio. Punto e basta. Ci avevi già provato, ricordi?, e pensavi di esserci riuscita. Ma se ancora il problema ritorna, significa allora che tutto è stato vano? Perché Prima stavi “meglio” e ora non più?
[Eppure la promessa non era da sempre: "Continua finché trovi un senso a quel che fai (o finché un senso riesci a darglielo tu), finché si è orgogliosi di quel che si fa, finché si ha un sorriso da regalare allo specchio ogni mattina - per iniziare la giornata con slancio! - e uno alla sera per augurarsi una buona notte, per buttarsi alle spalle il Passato]
Ma è in sere come questa in cui ti accorgi che è (forse) da troppo che non vedi più quel sorriso. Così ci si sforza, si allenano i muscoli… ed eccolo, di nuovo il sorriso. Ma (forse) è solo un inganno. Qualcosa si è rotto, e filo dopo filo, la trama si è pian piano disfatta. Ormai è evidente.
Semplicemente d’improvviso hai visto lo squarcio nel “cielo di carta”, o meglio, già sapevi che c’era. Forse – anzi sicuramente! – ne avevi già sospettato l’esistenza e proprio intuendo la portata catastrofica di questa consapevolezza… avevi scelto (saggiamente o vilmente, non lo sai più dire ora come ora) di pazientare, sperando che il danno si rattoppasse – da solo, chissà – in qualche modo. Ti ripetevi “Non pensarci, passerà, riuscirai a gestire anche questo”…
Ma il tempo passava, le cose aumentavano, la Vita scorreva attorno a te, e ti affannavi per starLe al passo. Cercavi di farti forza, ma dentro di te sapevi che niente sarebbe stato mai più come Prima.
Ti stavi piegando? Ti arrendevi alle circostanze? Dov’era finita la grinta, la combattività di un tempo? Che vergogna diventar Agnello da Lupo… Ed era poi davvero possibile questo??
Qualcosa si era rotto dentro di te, e non ne avevi neppure sentito il click.
Ma arriva il momento, la Constatazione.
Ti accorgi – o sono gli altri che se ne accorgono per te, il risultato non cambia – noti con rammarico che, nonostante l’impegno e lo sforzo, sei finito per diventare la persona che proprio non volevi essere… quella che si nega al telefono perché “Proprio non riesco a gestire anche questo”; quella che si dimentica degli impegni presi; quella che non risponde alla posta dicendo “Lo farò, dopo lo farò”, ma il dopo finisce spesso per non arrivare; quella che non riesce a rispettar tutte le scadenze, o che arriva in ritardo agli appuntamenti (quando prima aspettava per ore, in anticipo). Diventi come una serie di punti di sospensione, invece che di saldi punti fermi.
E il vittimismo non serve, e non serve cercarsi scusanti o piangersi addosso. Non serve nulla, perché ti sembra mancarti tutto. Perché quel che ti manca sei Tu. E il dramma è che riesci solo a constatare che è così, e non sai se sarà una condizione passeggera, o un progressivo “impeggiorimento”.
Costa fatica ammetterlo, e ti fa soffrire, e si piange-maledice-detesta il proprio stato, ci si sforza di cambiare le cose per invertire la rotta… si fanno le notti a cercare di rimediare ai danni, ritagliandosi del tempo extra per se stessi, per le scadenze e per la Vita (o quel che resta dell’Oltre Lavoro). Accorgersi di essersi via via “snaturati”, proprio nel tentativo di non farlo, che amarezza!
E così in sere come queste, di consapevolezza acuta dello status quo, ti chiedi: dov’è il senso? Come è potuto succedere proprio a me?
Perché non è una malattia che si cura, non è un vizio che si deve correggere, quando apri gli occhi e ti scopri cambiato senza volerlo, che puoi fare? Arrenderti alla nuova condizione? Sforzarti di tornare a com’era / eri Prima?
Le condizioni del Prima quasi mai possono ritornare. E Prima quando?
Prima di accorgerti del “marcio”? Prima di quando credevi che tutto potesse essere risolto, bastava solo impegnarsi di più (o raccontarsi meglio le favole)? Prima della Consapevolezza di aver Consapevolezza?
Non so. Non lo so più.
Non investo più sul Domani, perché non so come sarà / sarò.
Non posso riavere il Prima.
Forse non mi resta che affidarmi all’Oggi.
E’ un tempo limitato, non si può chiedergli troppo.
Come forse nemmeno a Me, in fondo.
Forse, è stato (sempre) chieder troppo, voler disporre di tutti e Tre.
7 comments 02 Ottobre, 2009
