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Who do you think I am?
Due mesi!!!
E un giorno, per la precisione (che a queste cose ci tengo)…
E riapprodo al blog, che nostalgia ragazzi!
Ma come ho fatto a star lontana? Pigrizia? Un po’ lo ammetto.
Ma ho scritto, sempre e comunque, in privata sede. Mie riflessioni, troppo private per essere postate e lasciate ad occhi altrui. Per quanto terapeutico sia tutto questo, ben s’intende.
E rieccomi qui, complice una bella giornata di sole dopo settimane e settimane di grigio e pioggia, mi ritrovo a sorridere pensando alla primavera – si spera! – ormai arrivata. Penso al prossimo traguardo che vedrà aumentare di un’unità i miei anni e, chissà, alle sorprese che la vita vorrà riservarmi. Nonostante tutto sono un’inguaribile sognatrice, mea culpa!
Le coincidenze non mi hanno mai convinto troppo e credo che serva a volte sforzarsi di leggere al di là delle cose, per scovare il filo rosso che lega indissolubilmente gli eventi della nostra vita. Ben consapevole di quanto questo filo si riveli più chiaro e nitido in modo inversamente proporzionale rispetto al lasso di tempo intercorso fra gli eventi… Legge universalmente riconosciuta che un detto popolare sintetizza in “Il tempo è galantuomo”, o anche “La notte porta consiglio”! E qualche volta i proverbi la sanno lunga…
Ma l’esperienza – costatami tanto sudore, fatica e una buona dose di pacchetti di fazzoletti! – mi invita a ponderare, a non lasciarmi prendere dal facile entusiasmo (j’amais!). E così, nonostante gli anni passati, “le persone che possono cambiare” (mah?), la legge del perdono e “la seconda chance”, ora come ora mi arrogo il sano diritto al “Vedere per credere”. San Tommaso in gonnella, per dirla in breve.
E così eccomi qui… sull’onda del vento positivo che oggi sembra aver portato a me una “lieta novella”, del tutto inattesa, per quanto sperata da ormai-non-so-più-nemmeno-quanto-tempo… Decido: mi lascio trasportare da questa brezza di ritrovata felicità MA con occhi vigili e orecchio teso, per star pronta a saltar giù dal treno in corsa, qualora perdesse di vista i suoi binari! E nel frattempo, pensiamo al trucco-parrucco… che bisogna pur fare la propria “bella figura”! (“Belli dentro” va bene, ma pure “fuori” è il caso di provvedere ogni tanto, eheh)
[Posterò decisamente questo articolo in "Cripticità", non c'è che dire, nonostante la felicità, resto "metaforica" ai limiti del comprensibile,
]
“Abbiamo solo una vita per essere felici”… ma solo pochi momenti per assaporare la dolce intensità di quel che chiamiamo “Felicità”.
In fondo la vita stessa non è che un insieme prestabilito (a nostra insaputa), limitato e consecutivo di momenti, alti e bassi, che prendono poi il nome di Ricordi.
C’è chi invita a vivere “Memento mori”, e può avere il suo senso, in fondo.
Per quanto mi riguarda, preferirei vivere “Ad Memorandum” (se così si potesse dire!), per futuro ricordo e “in perpetuo ricordo”.
Ogni giorno sarebbe così intensamente vissuto, acquisterebbe un valore più grande perché, appena trascorso, entrerebbe a far parte di un patrimonio collettivo “di ricordi”. Non soltanto e non solo personali, ma di tutti gli uomini e le donne, una sorta di Wikipedia dei Ricordi… [devo depositare il copyright!!]
Ma questa prospettiva è troppo egocentrica e pecca di superbia.
A chi altri potrebbe interessare a tal punto la vita di una persona X qualsiasi, da elevarla a ricordo collettivo? solo a santi, eroi e miti è riservato un trattamento di così grande favore. E io non sono decisamente fra loro. Peccato
Torno alla realtà e lascio da parte i filosofeggiamenti serali, in sottofondo (mentale!!) affiorano alla mente versi di una canzone che mi riportano coi piedi per terra, ricordo di anni spensierati, che a risentirla mi fa sorridere ancora come allora… Per quel che vale… Eccola a voi:
I said… who do you think you are?
Some kind of superstar?
You have got to swing it, shake it, move it, make it
Who do you think you are?
Trust it, use it, prove it, groove it,
show me how good you are
Swing it, shake it, move it, make it.
Who do you think you are?
Trust it, use it, prove it, groove it,
show me how good you are…
(Spice Girls, Who do you think you are)
So… Who do you think I am?
I am what I am
And what I am needs no excuses.
I deal my own deck,
sometimes the aces, sometimes the deuces.
It’s one life and there’s no return and no deposit.
One life so it’s time to open up your closet.
Life’s not worth a dam till you can shout out.
I am what I am…
(G. Gaynor, I am what I am)
4 comments 03 Maggio, 2009
Una perfetta giornata strana
Capita. Sì capita.
Capita a volte che ti alzi presto al mattino e l’orologio sembra correre più veloce del solito, tanto che ti chiedi se il varco spazio/tempo si sia forse increspato nei pressi della tua casa, che poi diventa l’autobus, che poi diventa un tram e che poi finisce per diventare il tuo ufficio…
A quel punto ti rendi conto che la giornata è inevitabilmente strana, indiscutibilmente strana, senza per questo che ci sia qualcosa di definibile che lo possa testimoniare; non ci sono messaggi celesti a conferma, né nuvole dalle forme insolite a suggerire questa anomalia.
E’ così e basta. Tu lo sai, il resto del mondo no. Ci si deve rassegnare.
Così continui a fare le solite cose di tutti i giorni, scarichi la posta, apri internet, scorri i segnalibri e apri le solite 3-4 finestre che scandiscono le tue ore giornaliere, lavori con la solita determinazione eppure… Eppure qualcosa non torna. Sarà l’aria autunnale che, proprio stamattina – notavi – ha fatto diventare tutte rosse e gialle le foglie degli alberi (ma l’ultima volta che avevi osservato non erano ancora verdi?), sarà il rumore assordante dei vicini lavori in corso, che ti distraggono e ti rendono nervosa più del solito? O forse sarà solo che un giorno qualunque, di un anno qualunque, tu ti stia fermando a riflettere sulla tua vita e, come capita al solito, i pensieri ti travolgano come un’onda “anomala”…
Mi arrendo all’ovvietà… Forse sarà colpa del week end, già!!, il fine settimana di svago passato con amici e amiche che non vedevi da tempo, fra gite fuori porta (e pre-matrimonio, per far conoscere fra loro i futuri invitati!) e lunghe chiacchierate tranquille, che ti hanno ricordato le vacanze, il sole-spiaggia-mare-relax, rimasto ora soltanto uno sfondo delle foto e magari del desktop, ma presto dimenticato… fagocitato dalla quotidianità!!
Sarà, ma ora anche le uscite serali non sono più così spensierate come un tempo, quando non c’erano impegni, responsabilità, quando si passavano le ore a ridere e a scherzare su questo e quel professore, sulle lezioni che non passavano mai, sui refusi trovati nelle dispense e su mille altre piccole inezie che a chiunque a parte noi sembravano assurdità, ma che riempivano le giornate. Sarà che prima c’era un noi, un gruppo, tante persone con cui condividere ogni momento, bello o brutto, e ora, beh, ora questo non sia che un ricordo, tinto di amarezza. Sarà che fra poco sarà un anno, un anno dalla mia adorata tesi, un anno dall’addio alla vita da studentessa e, d’improvviso, ecco il bilancio che si avvicina.
Chi sono ora? Chi è quella che vedo ogni mattina allo specchio e mi sembra così stanca e invecchiata? Mi scopro così come non vorrei, così come – a detta di tutti – mi vedo solo io (per gli altri sono in forma splendida, mai stata così bella davvero!) eppure… non mi sento così “smagliante”. Ecco allora, la “stranitudine” dove stava… Era annidata in me, era arrivata da tempo magari, all’inizio come un senso di amaro in bocca, poi diventato ‘inadeguatezza’, e ora, beh ora lo sento, ormai è comodamente situato all’altezza del petto, proprio vicino al cuore e sta lì. Stava lì per lo meno, in attesa… Aspettava questa giornata, questo momento di stasi emotiva per palesare la sua esistenza.
E il bello è che non vorrei che se ne vada, vorrei al contrario tornare indietro, se si potesse, e dire alla Me di un anno fa “calmati, e gioisci di quel che hai”, e ancora “guardati le spalle, sii più diplomatica, non prendere le cose sempre così di petto” e infine “prenditi il tuo tempo, verranno tempi duri, ma ce la farai… non agire d’impulso e sorridi un po’ di più”.
Ma in fondo, mi dico, è inutile pensare a quel che poteva essere, ci sarà sempre col senno di poi qualcosa che si sarebbe voluto/dovuto/potuto cambiare ma la realtà è come è, di quella mi devo accontentare. Tutti si rassegnano a farlo, i sogni, si sa, svaniscono all’alba. E per quanto la mia “realtà onirica” (ebbene sì, un paradosso) sia vivida e intensa, non posso che vivere il presente.
Tante cose ho imparato e ancor di più sono quelle che restano da esplorare ancora. Ho imparato che solo le persone che ti han visto cadere e rialzarti son quelle che possono dire di conoscerti davvero; che chi ti tende la mano per affrettare la tua ripresa non sempre fa il tuo bene, perché il dolore va vissuto e fatto pian piano “decantare”, con tempo e pazienza, fino a quando il suo sapore evapora e non lascia che il ricordo di sé.
Ho imparato che nonostante tutto il male ricevuto si deve sperare sempre per il bene, sorridere a chi si incontra lungo il cammino, anche se questo vuol dire rischiare ed esporsi.
Per quel che conta, stasera, a compimento della giornata appunto “anomala” è arrivato un piccolo segno, impercettibile per le alte sfere cosmiche e, a paragone dell’eternità, direi, un’inezia.
Mi ha scritto una persona che è stata per tanto tempo un vero punto di riferimento per me, un maestro, che non ha mai immaginato nemmeno lontanamente la stima che provavo per lui, sebbene il nostro rapporto sia stato cordiale e amichevole oserei dire, e sebbene sia rimasto, anche dopo la mia “uscita di scena”, apparentemente inappuntabile.
Per quel che vale ho sempre creduto/sperato che, in fondo, lui stesso capisse quanto contava per me la sua approvazione, ma che abbia sempre preferito far finta di nulla, fin troppo egoisticamente, per evitare di prender in considerazione la cosa, il fatto che non abbia mosso un dito per darmi una mano (sia ben chiaro, non intendo “raccomandazioni”, assolutamente, parlo di gratificazioni MORALI!!) dall’alto del suo Egocentrismo smisurato, di sicuro, ero solo una piccola cosa di poco conto…
Una studentessa rompiscatole che lo accusava di non voler capire che se voleva esser seguito e apprezzato dai suoi studenti doveva modernizzare un po’ il programma, svecchiandolo magari!!
Mi ha deluso, in passato, per non aver creduto in me come avrebbe potuto fare, per non avermi considerata se non con gli occhi della sua misoginia… “Le donne?? ah ah ah, tutte dovrebbero solo pensare a trovarsi un uomo e a sposarsi”… Carriera? Orgoglio? Voglia di continuare a coltivare i propri interessi?? Ma figuriamoci!!!! Figuriamoci se io, piccola ragazza, poteva aver qualcosa da insegnare a una persona di tal fatta!! Forse una cosa sì, speravo, credevo e confidavo di avergliela insegnata: la realtà a volte ci riserva delle sorprese, ma bisogna essere disposti ad ascoltare.
L’università era stata per tanto tempo la mia casa, il mio rifugio dorato e quando tutto sembrava esser finito avrei solo voluto che qualcuno mi dicesse “rimani, anche solo per un po’ ”, ma ho ricevuto solo tante promesse, belle parole, elogi… e nulla più.
Così… Ho imparato a volare con le mie sole ali, a cadere, a rialzarmi… ci son stati momenti difficili, in cui ho sperato in un aiuto, in cui avevo perso l’entusiasmo e mi serviva qualcuno che mi dicesse “brava, vai avanti così”, che mi desse una minima gratificazione…
Ora, che il tempo è passato, ora che ho imparato a indossare ogni mattino quello sguardo disilluso che non vorrei avere (che non avevo prima e che a volte torna a ricordarmi chi ero), mi trovo comunque a capire che, così come non avrei immaginato, la stima per questa persona non è svanita… Che basta un suo segno di vita, una lettera ricevuta (ebbene sì, mi ha scritto, un miracolo, non è da lui!) in cui mi chiede un aiuto, ebbene sì, la parola è “favore” ma per lui va tradotta come bisogno di aiuto, in cui mi chiede scusa (pazzesco!!) per non essersi fatto vivo (adducendo una scusa tutto sommato credibile, in effetti) per farmi intenerire.
Malgrado tutto, non ricordavo quasi più, sotto strati e strati spessi di lucida corazza d’acciaio… c’è ancora la Me di un tempo, forse era solo assopita.
Scusatemi per questo post sconclusionato…
Ora sono sveglia, il sogno (o forse realtà??) può dirsi concluso?
Staremo a vedere.
Add comment 22 Settembre, 2008
