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… alla Notte
È notte, sta preparandosi una tempesta lo sento.
Digito faticosamente sulla tastiera del portatile, mentre combatto con il sonno.
Dalla finestra aperta entra ora un vento che, sento, porta aria fresca, frizzante… Aria tersa e pulita. Chissà da quale remota parte del mondo giunge ora, fin qui, a scompigliarmi le tende?
Eppure la Luna era così piena e rassicurante, stanotte.
Poco prima, mentre tornavo verso casa la guardavo. Per strada non c’era l’ombra di un passante. Nessuno accanto a me, nessuno intorno, solo Lei, e, a un semaforo, una fila di macchine che, passando, mi rubavano qualche minuto di tempo, prima di farmi correre veloce verso casa.
Non saprei spiegare il perché, ma d’improvviso mentre stavo tornando mi era presa una voglia di correre, di fuggire da tutto quel Nulla che avevo intorno…
C’era vuoto, troppo vuoto, un vuoto opprimente! così alla fine l’ansia ha vinto sulla razionalità e mi ha fatto desiderare di correre. Sarà stata l’influenza dei fatti di cronaca, della paura atavica del buio o dell’allarmismo che ormai invita a pensare sempre al peggio in ogni circostanza? O forse solo la mia sensibilità alterata, troppo sviluppata e allerta, non saprei. Ma ho accelerato il passo, sempre più, fino a correre, sentendo il cuore che batteva veloce, senza che avessi motivo alcuno per far tutto questo.
Una volta a casa, il freddo del cancello alle mie spalle, chiuso, mi ha dato una strana sensazione di sicurezza, finalmente di nuovo al sicuro.
Ma al sicuro da cosa poi? Dal Nulla? Dagli altri, dalle mie paure, dalla Notte?
Non ho la risposta. Forse non l’avrò mai.
Ora, da questa privilegiata postazione, accocolata di fronte alla finestra, ascolto il rumore della Notte. E non ci trovo nulla da temere.
Anche la Notte, come il Giorno, ha una sua dignità e merita la nostra attenzione, non solo la nostra paura. Non è lei la minaccia, in fondo.
Lei con tutti i suoi rumori, i riti e le storie che alcuni, come me ora, ascoltano in silenzio, mentre altri fortunati sognano, per poi dimenticare all’alba tutto quel che di notte hanno ascoltato.
Questo costante sottofondo ai nostri sogni si perde sì nei meandri della memoria, ma lascia in noi, a ben vedere, una traccia indelebile, di cui restiamo inconsapevoli. Fino a quando non ci soffermiamo ad ascoltare. E così riconosciamo di aver sempre saputo, di aver sempre conosciiuto la Notte.
Mi colpisce sempre un rumore, lo sento prima lontano, poi sempre più vicino e distinguibile… è il rumore di foglie che volteggiano nel vento, quando c’è. E talvolta (o è solo suggestione?) lo riesco a sentire anche quando di vento proprio non c’è n’è.
È un rumore amico, non è solo vento e non è solo foglie… ma il rumore delle fronde degli alberi, del vento che le scompiglia quando sono folte in primavera e quando sono rade in autunno, di quando porta con sé le foglie cadute che strisciano per terra, o quelle che, rotolando, sfrigolano nell’attrito col terreno e pare si avvicinino sempre più…
Ho provato spesso a capire da che punto arrivasse il vento o dove fossero le foglie di cui sentivo la presenza, ma l’oscurità attorno mi impediva la vista, così non ho mai potuto aver alcuna certezza.
In entrambi i casi, sia che si avvicini, sia viceversa, il rumore non scompare del tutto, ma va via via attenuandosi nel suo costante brusio e, a intervalli regolari, ricompare, per cullare i miei sogni.
Stanotte il rumore di foglie mi porta notizie di tempesta vicina, ma non ho paura, non più, ora.
In fondo, mi dico, non è che un gioco, il solito gioco, fra me e il vento. E sarà sempre così. Finché io lo ascolterò, lui mi parlerà.
Guardo la Luna, così limpida e splendente, e da lontano, attraverso Lei, saluto ancora una volta la Notte.
[Scritto durante la notte del 4/5 settembre 2009]
2 comments 05 Settembre, 2009
Fine giornata.
Il postare commenti all’inizio della giornata è ancora un’utopia, specie dopo che la mia sveglia stamattina è stata prima alle 4, poi posticipata alle 6 e 30, per poi arrendermi al sonno e crollare in versione “pietra” fino alle 7 e mezza… D’altronde scrivere di notte mi è sempre riuscito meglio, specie nell’intervallo “magico” fra le 3 e le 4 di mattina, quando il silenzio che si percepisce intorno ci permette di starcene finalmente soli con i nostri pensieri e concentrarci (anche nelle città più caotiche c’è un momento di stasi, di attesa, prima che il nuovo giorno faccia capolino e ricominci con la sua frenesia di vita, a riempire di rumore gli spazi intorno a noi)…
In anticipo quindi sulla mia Musa notturna, che stanotte metterò a tacere, per concedermi finalmente un sano riposo, dopo tutto, devo ricordarmelo… sono umana e, come tale, ho dei limiti imposti dalla categoria cui appartengo. Dopo due settimane passate a far alba sul portatile, alle prese con un pezzo da consegnare, stavo tornando allo stato larvale… è il caso che vi ponga rimedio.
Per fortuna con oggi ho chiuso il capitolo “lavoro x iscritto” e per un po’ potrò limitarmi alla routine quotidiana (che da sola, basta e avanza!)
Mentre osservo intorno a me le pile e pile di cose accatastate in qualche modo, meditando di far ordine al più presto (pena l’impossibilità di muovermi in camera) ma scorgendo al contempo una sorta di “verità universalmente riconoscibile” nel veder come si possa ricostruire la vita dei miei ultimi giorni soltanto guardando la fila di vestiti che, ordinatamente, si sono impilati uno sull’altro dopo esser stati indossati un solo giorno… osservando la successione dei colori, toni chiari, poi scuri, scuri scuri (giorni difficili, troppi pensieri), poi, abbigliamento comodo (noia, voglia di evasione), cui seguono un paio di completi, giacca-pantalone (per compensazione, dopo il casual)…
Domani, cosa mi aspetterà?…
Per stasera, al bando le domande, i pensieri, mi avvicino allo scaffale della libreria, scelgo accuratamente fra i dorsi, quelli sì, ordinatamente affiancati, quello che più mi ispira per accompagnarmi verso il meritato riposo…
Trovato, riprendo quel bel volumetto in brossura, con i bei colori sgargianti dell’immagine proposta in copertina (ricordo ancora che fu proprio lei a richiamare la mia attenzione, dopo aver notato il titolo), che riesce sempre a mettermi di buon umore non appena lo guardo e mi appresto a sfogliare le pagine ormai conosciute.
Hikmet e il suo Nuvolo innamorato mi accompagneranno per questa notte. A voi la scelta per la vostra fiaba della buona notte…
Good night.
2 comments 15 Luglio, 2008
